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Il Castello di Turbigo Stampa E-mail

[Nel territorio di Turbigo, mentre] in età carolingio-ottoniana e comunale, la realizzazione del Naviglio Grande confermerà al nucleo occidentale la sua natura commerciale rivierasca, l’elemento politico amministrativo, rimarrà per secoli incentrato nel castello, sede dei signori o capitanei del grande feudo turbighese, sino al XIII secolo, quando il complesso fortificato verrà conquistato e in parte demolito. Coinvolto quindi nelle vicende storiche della zona e nella lotta tra le varie fazioni che si contendevano il potere, il castello, ricostruito, passò nel 1569 dalla famiglia D’Adda al Conte Ludovico Gallarati, insieme con la Giurisdizione sull’intero territorio.

L’attuale aspetto è comunque dovuto in gran parte ad un restauro innovativo attuato nel 1922 dall’artista Carlo Bonomi di Turbigo, su modelli trecenteschi. Sul lato ovest della costruzione si evidenzia la cinta merlata, che parte da un robusto torrione angolare su scarpa aggettante, in ciottoli e pietre, con masselli angolari di granito e cordonata all’imposta. La torre seguente, intonacata, di aspetto quattrocentesco, aperta in alto da una loggetta e con monofora ad arco ribassato e cornice in cotto, può considerarsi l’unica parte originaria dell’antico complesso, ridotto poi a cascinale. Le rimanenti due torri, di cui una slanciata e una di impostazione militare, con beccatelli e caditoie, in mattoni a vista, sono il risultato del restauro. Internamente si conserva una grande corte quadrata con ala porticata sullo sfondo, conclusa da un cornicione a guscio con oculi, frutto di adattamenti cinque-seicenteschi, che trasformarono in castello in residenza principesca. Sul lato est è ancora visibile il viale alberato che collegava la dimora con il parco adiacente, disposto su un ampio pendio.

Questo avamposto fortificato sul Ticino fu solidale con Milano negli scontri con il Barbarossa.  Secondo il Marinoni, durante la Battaglia di Legnano (1176), quando i cavalieri della Lega Lombarda riuscirono a sconfiggere l’esercito di Federico I, la ritirata si prolungò per 14 chilometri, dalla Pieve di Dairago sino al Ponte di Turbigo sul Ticino, con la totale distruzione del castello e del borgo da parte delle armate imperiali in fuga.

 

 

 

 
  

 

 

 

ANGELO VITTORIO MIRA BONOMI, DAVIDE BONOMI, LAURA BONOMI, Turbigo (ad vocem), in Enciclopedia dei Comuni d’Italia. La Lombardia paese per paese, Firenze, Bonechi, n. 137, 1986, pp. 271-272.